La filosofia negli spazi pubblici. I presocratici tornano a parlare nel cuore di Roma
Scritto da redazione il 03/07/2026
A cura di: Carlotta Malafarina, Cháos. Incontri tra filosofia e arte
É il tardo pomeriggio del 2 luglio a Roma, a Parco Marconi, spazio verde riqualificato nel 2022, sotto la spinta della collaborazione Gualtieri- Zingaretti, oggi considerato il primo ‘parco della scienza’ della città. Siamo qui su invito di Nuova Acropoli, organizzazione internazionale di filosofia, cultura e volontariato, per un talk dedicato ai presocratici, i primi filosofi dell’antica Grecia. L’incontro si svolge all’aperto, con un pubblico misto: esperti del settore, persone che si sono prenotate da giorni, curiosi che si avvicinano con discrezione, frequentatori abituali del parco, bambini che giocano poco distante. Eppure, al centro di tutto, c’è la filosofia.
Siamo sulle sponde del Tevere, in un punto nevralgico dello spazio urbano, e ci troviamo a discutere di quelli che la vulgata spesso liquida come ‘i noiosissimi’. E invece proprio i presocratici, come suggerisce il nome stesso, sono attivi a partire dal VI secolo a.C., dunque precedenti o comunque coevi a Socrate: basti pensare a Democrito o Empedocle. Non sono, certo, le figure più iconiche dell’immaginario collettivo, né i ‘barbuti’ celebri dall’importante eloquio. Eppure sono pensatori, per alcuni veri e propri proto-scienziati, di cui non possediamo opere complete, ma che hanno segnato un passaggio epocale: dalla narrazione mitica al logos, ponendo le basi del pensiero occidentale. Gli addetti ai lavori si accendono solo a nominarla la scuola di Mileto, impegnata nella ricerca dell’archè, il principio originario capace di spiegare l’origine e le manifestazioni di tutta la realtà esistente. O ancora la singolare scuola pitagorica di Crotone, per alcuni una vera e propria setta, che pone la matematica al centro della comprensione del mondo. E poi Eraclito di Efeso e il suo celebre ‘panta rei’, il divenire incessante dell’universo. Ma qui non siamo in un’aula universitaria né dentro un convegno specialistico. Qui si tratta di parlare a chi non ha mai incontrato questo ‘amore per il sapere’, o ne conserva solo frammenti scolastici, per riaccendere una curiosità critica nuova.
Ed è forse questo l’aspetto più interessante della serata: Nuova Acropoli, complice il linguaggio colto ma sempre chiaro della relatrice, riesce, anche attraverso intermezzi curiosi, come una sorprendente intervista naïf a un Pitagora del XXI secolo, smartphone e social media inclusi, a riportare la filosofia tra le persone, negli spazi pubblici, fuori dalle aule. La chiamano ‘filosofia attiva’: accessibile, condivisa, fruibile da tutti, spogliata di parole eccessivamente pesanti ma mai semplificata fino a perdere la complessità.
Quando è ormai passata più di un’ora, tutti sono ancora lì. Nessuno si è alzato. E forse, tornando a casa, qualcuno porta con sé anche solo una domanda nuova, o una curiosità da approfondire.