La tensione viva dell’arte. Paolo Cazzella e l’esperienza artistica nel cuore del Municipio I
Scritto da redazione il 25/05/2026
A cura di: Carlotta Malafarina
Paolo Cazzella è un pittore classe ’53, fervente esponente di quella generazione che si è formata negli anni Settanta con Alberto Ziveri, Arnoldo Ciarrocchi, Antonino del Guercio e Celestino Ferraresi all’Accademia delle Belle Arti di Roma. Un pittore, o, per meglio dire, un ‘pittore-pittore’, come lo definì Maurizio Caproni, che, a seguito di una formazione completa maturata in un fertile milieu culturale, conduce una ricerca costante e poderosa attorno a un processo creativo fatto di stratificazioni, segni, pause e sogni non simbolici. Osservatore attento, realista di mente e del sentire, Cazzella attribuisce all’anelito artistico una profonda connotazione civica e morale. Avulso da ogni forma di semplificazione e da qualsiasi appiattimento su un neoqualunquismo pittorico, abbraccia la complessità senza renderla impenetrabile o incomprensibile, nel tentativo di un riscatto della verità che parla nell’immanenza ad ogni soggettività che ne diviene fruitrice.
Quanto fino qui esposto si condensa e si esplica nella narrazione proposta durante il periodo del Carnevale 2026, nella cornice del Municipio I Roma Centro. All’interno della Sala affrescata da Orfeo Tamburi, nel palazzo dell’anagrafe, Cazzella ha dato vita, nell’arco di quarantacinque giorni, a un’esperienza artistica rara. Il pittore, in dialogo diretto con uno spazio civico e istituzionale, ha realizzato alcuni pastelli cretosi e, su una lunga striscia di carta di otto metri e trentanove centimetri, ha disegnato con matita nera e colorata l’interno affresco del Maestro Tamburi. Quest’ultimo, senza soluzione di continuità, attraverso accostamenti e studi puntuali delle figure, dalle maschere agli oggetti del carnevale, fino ai complici inserti della contingenza, restituisce la possibilità concreta di un’arte ricca, la cui natività sembra ancora risiedere nel sottosuolo stesso dell’urbs. Questo movimento, attraversato da un silenzio ossimoricamente rumoroso, rappresenta non soltanto un elemento di pregio estetico, ma anche un lavoro critico che crede fermamente nella genesi di una pluralità di voci e in un pensiero capace di rendere i luoghi dell’amministrazione spazi di visione e di partecipazione.
Incontrare Paolo Cazzela ha significato incontrare un’esperienza di vita e di pratica artistica inequivocabilmente antiretorica, materica, libera, autentica, dinamica e, al contempo, profondamente sensoriale. L’intervista completa, a cura della redazione di Cháos. Incontri tra filosofia e arte, è ora fruibile su Spotify e SoundCloud.