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18 febbraio 2018 Around The Pop


Domanda: in un mondo dominato dall’immagine e dall’effetto delle prime impressioni, qual è il segreto della perfezione? Pensateci, perché la risposta non è affatto scontata: anzi, molto più probabilmente non esiste risposta che metta d’accordo proprio tutti. Allora mentre vi lasciamo naufragare tra il beneficio del dubbio noi prendiamo posizione fermandoci esattamente a metà, tra conformismo e negazionismo: la perfezione esiste, ma a modo suo. Eppure c’è chi ha stravolto il carattere relativo del senso comune, chi ha osato spingere un concetto così soggettivo oltre il confine di ogni particolarismo, rendendo la perfezione assoluta, nascondendola tra le note di una canzone piazzata al primo posto della recente classifica Hotboard di Billboard. Benvenuti nel fantastico mondo di Ed Sheeran: l’anticonformista che ha rivoluzionato il pop.

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L’anti-modello.  Spesso la perfezione non traduce l’adesione al modello che piace. Spesso è il risultato di un corsa controcorrente che riscatta la pigrizia di chi si limita comodamente a seguire il flusso, lasciandosi trasportare così, nell’anonimato, tra tanti e tutti uguali. Ora, a parte i sessanta tatuaggi diffusi tra le braccia e il petto, tra l’addome e le spalle, siamo abbastanza certi di poter considerare Ed Sheeran un anti-modello che dei modelli, dal canto suo, se ne frega. Quel suo faccino da bambolotto strappacoccole non può certo competere esteticamente con le più grandi icone del panorama musicale di oggi, che risponde alle leggi di una canonicità più votata al trasgressivo, territorio del cantante abituato a vivere sopra le righe, a dominare la scena, “a mangiarsi il palco”, diremmo in gergo. E invece immaginiamo di calarci nell’atmosfera arpeggiata con gli accordi di una Lego House qualsiasi: di certo è tutta un’altra musica. Che poi lo sarà ufficialmente a partire dal prossimo album, come Ed stesso ha dichiarato qualche giorno fa in un’intervista a George Ezra. Un progetto che stravolgerà tutto e tutti, ci si potrebbe scommettere: a partire dall’etichetta discografica, aleggia un’aria di dubbio – se proprio non vogliamo chiamarlo disappunto – anche perché un’esternazione così, vaga nella sua natura diretta e poco argomentata, lascia immaginare scenari difficilmente immaginabili.

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L’origine del successo.  Sarà una musica più di nicchia, questo sì, l’ha specificato. E tutto perché Divide, disco che ha registrato record su record scrivendo la storia pure qui in Italia (non succedeva dal 2000 che l’album più venduto nel nostro paese appartenesse ad un artista internazionale), costituisce di fatto il punto più alto della carriera musicale di Ed. Per cui “che sia pericoloso avere una carriera che cresce sempre di più perché a un certo punto dovrai cadere”  è molto più che una riflessione intelligente, è un po’ come impartire lezioni di vita. Allora questa segreta perfezione si trova anche qui, tra le pieghe di un’evoluzione che sa di totale, nella difficile manovra del reinventarsi per mantenere dritto davanti a sé il focus dell’obiettivo: una storia che si concluda, un domani, con la rotondità di un punto, non di una parentesi. Del resto una storia che si concluda così come è iniziata, nel segno di un conformismo tutto fuori dal coro, indelebile come l’inchiostro di sessanta tatuaggi: il rossiccio taglio di capelli tradisce origini irlandesi che hanno suggerito quell’imprinting  folk che fa da sfondo a molti brani, come fosse il retrogusto che dà il tocco – perfetto – ad un piatto tipico. Dal debutto del 2005 con The Orange Room EP, seguito dai primi dischi Ed Sheeran e Want Some?, si scivola velocemente al 2011, passando attraverso i viaggi a Londra prima e Los Angeles poi, che è stata vero trampolino di lancio. Proprio sette anni fa esce + (Plus), album d’esordio con la casa discografica Atlantic Records, con la quale Ed è ancora sotto contratto. Da lì non si sarebbe più fermato: non solo non è ancora caduto, ma continua a correre. E pure forte.

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Perfect.  Parliamoci chiaro, è senza dubbio la punta di diamante di Divide, ma pure del suo repertorio: perfetta, nel suo essere assolutamente straordinaria. In casi come questi parlano i numeri relativi a classifiche, piazzamenti, premiazioni, views: il successo è una questione matematica. L’apoteosi di Perfect scopre la sua natura nelle ragioni di un distacco di Ed dalla vita pubblica: siamo nel dicembre 2015 quando lui di fatto annuncia un ritiro a tempo determinato, ammettendo di voler investire del tempo per sé e per la sua dolce metà. Eccolo, il bandolo della matassa: Cherry Seaborn, l’amore. Che poi in molti hanno già osservato come il nome della ragazza nasconda nemmeno troppo celatamente il richiamo ad una creatura venerea uscita dal mare, la ciliegia nata dal rumore delle onde: già questo basterebbe a far impallidire gli impassibili nemici del romanticismo. E basta altrettanto a giustificare le punte di romanticità disegnate dentro versi che riecheggiano le poesie dell’ottocento o le angeliche lodi trecentesche, che s’incrociano con un destino tanto buffo da far innamorare dopo anni due compagni di banco, tra l’altro ad una festa in casa di Taylor Swift. Insomma, Perfect è tante cose, tra il documento e il sentimento: anzi, a modo suo sarà pure storia, dato che il principe Harry ha chiesto ad Ed di cantarla al suo matrimonio.

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La perfezione sta negli occhi di chi guarda, nelle orecchie di chi ascolta, nell’anima di chi la elabora e sogna. Il focus sulla carriera di Ed Sheeran può aiutare a ragionare su un assolutismo musicale da stravolgere, sulla falsità di tanti preconcetti, sul carattere vuoto e superficiale di molte carriere artistiche legate al sottilissimo filo della visibilità: il suo è un percorse che rivendica una diversità sostanziale, quella che rende la musica del cantante di Halifax così originale e così tanto amata nella sua stessa originalità. Allora la risposta alla domanda d’apertura ce l’ha lui, che è perfetto in sé semplicemente perché artista vero, capace di tradurre l’astratto in concreto, capace di volgere in poesia la normalità.

È il mistero della musica, la perfezione. Vero, Ed?

 

Simone Fabrizi


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