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Spice Story

4 febbraio 2018 Around The Pop


La bella notizia è che gli inguaribili nostalgici con passioni omeriche possono dormire sonni tranquilli: il destino esiste, e trova sempre la strada. Che ci metta spesso tanto a percorrerla, dieci anni o persino venti, è condizione implicita nella speranza del ritorno, basta saper aspettare. Come a dire che a prescindere dal quando, i cerchi inevitabilmente si chiudono, le carriere evidentemente no – almeno, non sempre. Allora fermi tutti, perché se fino ad ora avete dato per scontato un artista, chiunque esso sia, state leggendo l’articolo sbagliato. Gli altri si mettano pure comodi: vi raccontiamo la sorprendente odissea delle Spice Girls.

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Gli anni che passano preoccupano soltanto chi è nemico del tempo: per il resto, si dica che ogni giorno costituisce la giusta risorsa per far strada, per conoscere e farsi conoscere. E questo discorso è tanto più vero per chi si disegna addosso l’identità di un nuovo profilo nascendo dal totale anonimato. Geri Halliwell, Melanie Chisholm, Victoria Adams, Emma Bunton e Melanie Black sono cinque adolescenti come altre, o forse no, perché sono spavalde quanto basta da investire i loro talenti mettendosi in gioco: per vincere s’intende, non certo per partecipare. Allora già solo questo trasforma la mediocrità dell’ordinario nella stratosferica sensazione del raro, l’ambizione mista alla spregiudicatezza e alle doti canore e ballerine sigilla l’icona internazionale a partire dai ponti di Londra, dal fiume di Leeds, dal distretto di Knowsley. I requisiti rispondono all’annuncio comparso nel 1994 sulle pagine del britannico The Stage, che in quei giorni conduce una campagna promozionale per creare una girlband che faccia da contraltare a tante istituzioni maschili, specie al delirio londinese del tuttipazziper i Take That.

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Dalla selezione al successo è un attimo: stessa iniziale, serve solo articolare le lettere giuste ad interno parola, e basta essere bravi abbastanza da rendere l’operazione rapida e meccanica. Sono gli stessi automatismi messi in pratica dalle Spice a partire dal loro primo contratto discografico con la Virgin Records nel 1995, da cui poi subito Wannabe e il suo ritornello scioglilingua che conquista ogni angolo dell’universo: siamo solo nel 1996 e le ragazze sono già belle pimpanti come suggerito dal nome del loro primo album. Siamo ben lontani dai favori spamming di YouTube, eppure Spice raggiunge vendite assurde: stropiccerete gli occhi leggendo questa frase, magari non arrivati a questa parola, ma tra poco sì, quando vi diremo che l’exploit fu tale da scavallare nientemeno che i Beatles strappandogli il record di miglior band britannica debuttante nel computo della classifica Billboard Hot 100. Insomma, reazioni?

Le Spice Girls in concerto, 1997.
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Tante e diverse, sicuramente, quelle suscitate dalla notizia del loro ritorno in pompa magna. Se vogliamo, la ribalta è sintomo dell’orgoglio che si addice ai forti, dato che senza dubbio re-investire su sé stessi richiede grande sicurezza nei propri mezzi, oltre che nel proprio carattere. Onestamente, liquidare la faccenda del perché questo improvviso colpo di coda con discorsi economici pare abbastanza superficiale: certo, contenti i fan della notizia ma più contente loro dei dieci milioni di sterline a testa previsti dall’accordo che hanno sottoscritto, ci mancherebbe altro. Sarebbe spassionato pure accantonare discorsi d’interesse personale, come quelli intorno alla figura della Posh Victoria Beckham, per la quale – pare – tutti questi soldini cadrebbero a pennello per risanare le perdite dovute alla recente debacle del suo marchio d’abbigliamento. Ma tant’è, spesso è consigliabile scendere dal cavallo pazzo del pensiero superficiale e trotterellare guardandosi intorno più razionalmente: il retropensiero è utile solo a chi lo inganna, come il tempo, come il vecchio sé stesso; per il resto, rimane l’opinione diffusa che si confonde in ragionamenti e parole scontate nel loro carattere stereotipato. Quindi si potrebbe pensare che il senso della reunion non si limiti alla prima consonante – di nuovo – ma volga la sillaba finale per far rima con revenge, il riscatto di un gruppo riconosciuto come la band femminile più famosa della storia ma che – ad esempio – non ha mai vinto un Grammy Award. È un caso che la ribalta sia stata annunciata a pochi giorni dalla loro ultima assegnazione? Con ogni probabilità sì, ma chissà: tutto ciò che resta appeso al filo del probabile è soggetto al potere della smentita.

La foto della Posh Victoria che ha annunciato la reunion.
tgcom24.mediaset.it

Ciò che pare certo è che l’effetto-nostalgia paga un po’ sempre, come anche in questo caso. Tant’è che l’annuncio del «momento […] giusto per esplorare alcune nuove incredibili opportunità insieme» lo dà Victoria sul suo profilo Instagram, postando una foto con le altro quattro ragazze, cresciute ma non troppo. Una strategia che ormai non ha più bisogno di studio, per cui basta gettare una briciola nel mare dello sharing che subito si raggruppano i pesci sotto la barca. E i pesci sono tanto più grossi quanto più il boccone è allettante, per cui è evidente che una notizia del genere non potesse passare inosservata alla BBC – su tutte – che s’è presa l’esclusiva e ha lanciato la bomba di cronaca volgendo a proprio favore i vantaggi dei social. Televisione, radio, editoria, danza, moda: un mondo mainstreaming per il quale negli anni della latitanza le Spice hanno continuato a tergiversare qua e là, ma di cui ora evidentemente vogliono prendere possesso. Del resto non si tradiscono mai le tradizioni, per cui le Touch – come si chiamavano originariamente le cinque – non possono prescindere dal contatto con una realtà che, pur se cambiata nella struttura, hanno sempre potuto toccare con mano. Difficile stabilire, quindi, cosa preveda questa nuova, eclatante improvvisata: difficile scoprirne i programmi, gli obiettivi. Neanche le protagoniste si sono pronunciate: un’altra strategia? Stavolta la probabilità protenderebbe per una conferma, ma sta bene così: la nostalgia condita da un pizzico di incertezza sa essere un piatto davvero delizioso.

Per ora limitiamoci a dire che ne vedremo delle belle: cinque, intramontabili. Il proseguo della storia lo lasciamo a loro, maestre di capitoli mozzafiato. Allora posiamo la penna, spegniamo i PC e dopo il ritorno dichiarato godiamoci quello sul palco.

In fondo, basta saper aspettare.

 

 

Simone Fabrizi


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