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Re Morandi sul Trono di Shade

3 dicembre 2017 Around The Pop


Si sta come su strada, in sorpasso, le macchine. Si scioglie la metafora, semplicemente: partiamo da un fenomeno quotidiano, lo analizziamo. Servono due auto, gli specchietti e delle regole: una macchina passa l’altra, puntando dritto ma guardando intorno e dietro di sé, nel rispetto del codice del traffico (freccia, doppia linea discontinua, ma chi guida di questo sa già tutto). In sostanza, per muoversi in avanti bisogna mantenere sempre una visione d’insieme, entro i limiti imposti dal contesto cui si fa riferimento. Qui le auto in questione si chiamano Gianni Morandi e Shade, la prima insegue, l’altra, semplicemente, va.  La meta è un futuro che distando si allontana dalla tradizione,  pur se custodito dentro la cornice del retrovisore. Lo scenario è un mondo dominato dal web e tagliato a misura di social. Le leggi della nuova generazione mediatica sono tante, ma su tutte c’è la capacità di rinnovarsi: del resto, stare a passo coi tempi non significa altro che questo.

L’ETERNO RAGAZZO. È partito in bianco e nero da Canzonissima, è arrivato in alta definizione su Facebook e YouTube. Gianni Morandi ha attraversato gli anni forte delle indennità garantitegli dal suo essere istituzione musicale, emblema culturale nonché garanzia di efficienza produttiva: questo per chi l’ha sempre seguito e lo segue ancora, ma anche per chi lo conosceva prima per sentito dire e ora – magari – lo conosce meglio di tanti altri. La sua è stata infatti un’evoluzione a tutto tondo che l’ha reso assoluto protagonista di questo tempo che poi è il nostro tempo: è, la sua, la storia di un passato che riscopre sé stesso nel presente, quell’incontro risolutivo tra il capo e la coda all’insegna di un cerchio che si chiude facendosi – a suo modo – icona di eternità. La stessa di quel ragazzo che amava i Beatles e i Rolling Stones e che ora è arrivato a duettare col chiacchieratissimo Fabio Rovazzi, afferrando i vantaggi del momento col guizzo impeccabile di chi continua ad essere stimolato  dalla prova del riflesso.

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Morandi è la macchina che insegue sorpassando il vecchio modello di sé stesso, lento e da rottamare: d’altronde accelerare, per uno abituato ad andare a cento all’ora, è un gioco da ragazzi. E allora eccolo qui, il rinnovamento. L’aggiornamento del Morandi più classico in direzione di un Morandi 2.0 che si presta all’apertura ai nuovi giovani del nuovo mondo comunicando con nuovi mezzi in un modo nuovo.  I quasi 630 mila follower su Instagram si prestano ad indizio del cambiamento, se consideriamo – di nuovo – l’incontro dell’uomo del quarantasei giri  con la frontiera del digitale letteralmente assediata dalla gioventù. Stesso discorso vale per i racconti fotografici del Gianni nazionale postati sul suo profilo Facebook: chi ne ha visti, sa bene di cosa stiamo parlando. Chi non l’ha fatto può sempre rivolgersi ad Anna, che tanto alle foto , di solito, ci pensa lei.

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IL RAGAZZO DI OGGI. Come chi è Shade? Forse sarebbe meglio presentarlo come Vito Ventura?  No di certo, si romperebbe il giocattolo. Il fatto è che Vito Ventura è Shade e Shade è Vito Ventura, col risultato che Shade è tutti e due ma allo stesso tempo lui e lui soltanto: Shade. Shade è la macchina che prende e va, senza sicurezze ereditate da un itinerario già così tanto battuto – come invece Morandi – non è istituzione, in generale non è un emblema, per molti non è una garanzia accreditata. Shade è il ragazzo di oggi, il prodotto del «si stava meglio quando si stava peggio», l’investimento sull’apparenza a prova di telecamera… ma ha anche dei difetti. Già, perché il buco nero di internet inghiotte, stritola e deforma, trasformando l’interprete nell’algoritmo che lo descrive, nel link che ne custodisce la performance. La visibilità è il gioco d’azzardo in cui la puntata è il prezzo da pagare; e davanti la sterminata giungla dei leoni da tastiera il prezzo è la scommessa stessa, la faccia tosta che davanti la webcam  rilancia sul commento o sul like che sfugge al suo controllo. Insomma, essere emergente e affacciarsi a questa realtà pop è un po’ come fare la spesa per una cena da offrire a degli sconosciuti.

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Ecco allora che questa distanza viene colmata da un rinnovamento – di nuovo – stavolta nel senso di una nuova identità, di un alter ego in formato digitale. E rap. Sì perché Vito Ventura – pardon, Shade – calca già da giovanissimo quei palchi di provincia che però contano, uscendo vincitore dal contest Tecniche Perfette di Torino, la sua città, sbarcando poi ad MTV Spit al fianco di un tale Marracash (conoscete?), passando per lo Zelig LAB cabaret. Shade va. Un’utilitaria che procede tranquilla per la sua, senza curarsi di bozzi e graffi sulle fiancate, perché per andare si sa, serve farsi strada anche a costo di rimetterci le lamiere e la vernice. E le botte sono battles, l’apologia della rima che è più forte di un cazzotto pur restando meno dura di una rissa.  Botte retoriche, battaglie democratiche: e Shade, semplicemente, va. Quando su Dragon Ball e quando su Harry Potter, tra espressioni e trasgressioni di adesso, sfidando con le parole, sfidando i film, i cartoni (è famoso anche come doppiatore di South Park, sapevate? e ha fatto rappare pure Cartman…). L’utilitaria dà gas descrivendo una vicinanza Irraggiungibile, come nell’ultimo pezzo con Federica Carta, vincitrice della sedicesima edizione del talent Amici. Per farvi fare un’idea, la canzone è ora prima incontrastata nella classifica iTunes; se ancora non l’avete ascoltata, qui sotto avrete modo di rimediare subito:

Il fatto è che oggi la mutata interattività garantita dai nuovissimi media ha cambiato radicalmente le logiche commerciali legate alla produzione e al consumo musicale: se vogliamo, le stesse etichette discografiche hanno intrapreso – e di recente la sterzata è stata importante – un percorso di decentramento dal monopolio che tutela maggiormente l’individuo-artista in materia di diritti d’autore proprio alla luce e nel nome di questa privatizzazione  del rapporto tra il pubblico consumatore e il cantante consumato (a domicilio, ma non solo).

Per questo rinnovamento è la parola giusta: “apparire” in qualità di fenomeno – restando incollati all’etimologia del termine – in versione “digitalizzata”, moderna. In versione Shade diremmo, dato che il nome e quel suo retrogusto così american ricorda un po’ il comando di un’interazione, un tasto o cose di questo genere.

Tutto corre troppo veloce, e il latte ad ora non è più così difficile da comprare. Per il resto, bisognerebbe farsi mandare dalla mamma a prendere Gianni, in qualche modo e pure in fretta, ché questo non si ferma più, ché il tempo non si ferma, e non si ferma nemmeno Shade, e con lui quelli come lui. Il re si avvicina al trono, per uno scacco a doppia mandata, sulla stessa linea del successo. Mondi diversi che si sovrappongono, là dove è tutto un’accelerata, è tutto un sorpassare, un sorpassarsi.

Un inseguire ed un andare, semplicemente.

 

Simone Fabrizi


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